Tesi di Dottorato

 

 

XIV ciclo

 

·            Marilena Caciorgna

Praeclara Senarum Urbs. Siena e il mondo antico: per un corpus dei temi classici nella letteratura e nell’arte

Tutor: 1) prof. Roberto Guerrini; 2) prof. Gioachino Chiarini

Abstract: L’indagine riguarda la produzione letteraria senese medievale e umanistica fino al tardo Rinascimento e al Barocco, con particolare riferimento alle traduzioni latine e volgari di fonti classiche, commenti, testi latini e volgari originali. L’influsso dei “moderni” sulla iconografia dei monumenti appare determinante, a partire dalla realizzazione della Fonte Gaia di Iacopo della Quercia, la prima opera d’arte qui presa in esame. La ricerca si rivolge dunque alla pittura per la decorazione di nobili dimore costituita da arredi quali cassoni e spalliere con figurazioni di eroi ed eroine dell’antichità, exempla virtutis per il committente. Sono infine studiate alcune immagini del pavimento della cattedrale di Siena in cui ai soggetti biblici si alternano temi profani ed allegorici. Muovendosi in un’ottica interdisciplinare e applicando un metodo ispirato al rigore filologico inaugurato da Roberto Guerrini, la tesi si propone di mostrare la vitalità della tradizione classica nella letteratura e nell’arte senese del periodo indicato.

 

·            Marco Pierini

Ritratto di Madonna Laura

Tutor: 1) prof. Alberto Olivetti

Abstract: Francesco Petrarca, nei sonetti LXXVII e LXXIII del Canzoniere, loda il ritratto di madonna Laura delineato per suo conto da Simone Martini (nel 1336, come di recente è stato appurato) e lo ricorda come eseguito “in carte”, ovverosia una miniatura, oggi irrimediabilmente perduta. L’effigie di Laura, però, dal XVI al XIX secolo, venne di continuo ricercata e numerosissime furono le proposte di identificarla in dipinti e affreschi di Simone, della sua scuola, del Quattrocento e, addirittura, del Cinquecento; completano la rassegna perfino alcune sculture. Tracciare la storia di questa vana indagine permette di ricostruire una sottile rete di rapporti tra eruditi, letterati e amatori, i cui studi e le cui opinioni sull’argomento risultano estremamente utili per chiarire l’evolversi di concetti come la biografia, il ritratto, la relazione fra testo e immagine.

 

 

XV ciclo

 

·             Marco Ciampolini

Repertorio della pittura senese del Seicento. Continuità e innovazione nella tematica barocca

Tutor: 1) prof. Giuseppe Cantelli

Abstract: Il dott. Marco Ciampolini intende realizzare un Repertorio della Pittura Senese del Seicento, per concludere con un importante contributo i suoi studi, ormai ventennali sull’argomento. Gli artisti senesi del Seicento più volte trattarono, in cicli a Siena e a Roma, soggetti di storia antica. I temi da loro preferiti furono tuttavia quelli allegorici. Rutilio Manetti, Francesco Rustici, Raffaello Vanni, Deifebo Burbarini e Bernardino Mei offrirono, con le loro interpretazioni pittoriche o grafiche, alcuni dei meglio riusciti ‘Esempi di virtù’ dell’arte italiana del Seicento. In particolare Bernardino Mei fu ingaggiato da Flavio Chigi per eseguire, a fianco del Bernini nel suo nuovo palazzo in piazza Santi Apostoli, la più importante galleria con ‘Storie Ideali’ della Roma Barocca. Tale ‘Repertorio’ metterà chiaramente in luce l’importanza della scuola senese nel contesto dell’arte italiana del Seicento.

 

·            Giovanni Maria Fara

La fortuna di Albrecht Dürer nell’Italia dei secoli XVI-XVII: un’indagine alle fonti per un ritratto dell’artista straniero

Tutor: 1) prof. Roberto Guerrini; 2) prof. Roberto Venuti; 2) prof. Paola Barocchi

Abstract: Lo scopo di questo studio è quello di cercare di ricostruire, attraverso le testimonianze dei contemporanei, aspetti significativi della grande fortuna di Albrecht Dürer e della sua arte in Italia fra Rinascimento e Barocco. A tale fine sono stati consultati non solo testi letterari, ma, naturalmente, anche numerose testimonianze figurative. Ne viene fuori un vero e proprio ritratto che si svolge e si aggiorna continuamente attraverso un percorso di circa 155 anni, ovvero dal 1532 al 1686, e quindi dalla prima biografia di Camerarius a quella conclusiva del Baldinucci, notevole punto di arrivo e imprescindibile testimonianza per i successivi studi su Dürer condotti in Italia. Sono stati presi in esame, come è ovvio, i soli testi letterari e figurativi che potevano essere accessibili in Italia, con l’intenzione di dimostrare, attraverso un’analisi comparata, le influenze reciproche. Particolarmente utile per tale scopo è l'appendice testuale che riproduce e mette a confronto attraverso una serie di note esplicative le testimonianze letterarie relative ad elementi che concorrono alla formazione della biografia düreriana in Italia fra XVI e XVII secolo. Nell’economia dello studio un ruolo rilevante è riservato alle versioni latine dei tre trattati düreriani sulla geometria, l'architettura militare e le proporzioni umane, estesamente lette e variamente tradotte in Italia fra Cinque e Seicento. La loro lettura ed analisi, fino ad ora scarsamente attuata negli studi storico-artistici, rivela un’evidente origine classica comune agli scritti d’arte, scientifici e letterari dei maggiori artisti e umanisti del Rinascimento italiano.

 

·            Fernando Marchiori

Persistenza e trasformazione di alcune figure dell’animalità nella scrittura letteraria del primo Novecento

Tutor: 1) prof. Antonio Prete; 2) prof. Caterina Graziadei

Abstract: La ricerca si propone di delineare alcune occasioni di presenza dell’animalità e i relativi tratti fenomenici nella letteratura dei primi decenni del Novecento in rapporto con eventuali modelli antichi, più che in termini di diretta derivazione, come persistenza e trasformazione di figurazioni. Non un elenco di occorrenze e varianti per un impossibile bestiario dei bestiari, dunque, ma il tentativo di cogliere l’immanenza dell’animalità al di là dell’animale scoprendo, ad esempio, tracce zoomorfe nella costruzione di personaggi umani, fissando il gesto con il quale la bestia cessa di essere tale per acquistare un volto umano, seguendo il confine intraspecifico, i suoi continui spostamenti. La parte iniziale della ricerca, presentata al termine del primo anno di corso, si è soffermata sulla posizione e sul movimento della testa, che fin dall’antichità caratterizzano la rappresentazione della superiorità fisica e morale dell’uomo rispetto all’animale, determinando una modalità metamorfica tra le più importanti della cultura occidentale. I testi novecenteschi presi in esame (da Kafka, Rilke, Lasker-Schüler, Tozzi, Viani, Garcia Lorca) mostrano alcune linee di continuità rispetto agli esempi antichi (Platone, Aristotele, Ovidio, Eliano), ma anche forti elementi di novità e profonde trasformazioni collegabili al contesto storico e alle mutazioni antropologiche in atto. Altre linee di sviluppo su cui si sta indirizzando l’indagine riguardano i temi dello sguardo, del linguaggio, delle posture, dei tropismi, del cosmocentrismo.

 

·            Simone Paiano

Friedrich Nietzsche professore di Filologia Classica all’università di Basilea (1869-1879). Analisi dei corsi universitari conservati

Tutor: 1) prof. Roberto Venuti; 2) prof. Gioachino Chiarini

Abstract: La ricerca in corso si propone di approfondire lo studio del rapporto di Friedrich Nietzsche con l’Antico, attraverso la lettura e l’analisi dei corsi di “Filologia classica” che egli tenne presso l’Università di Basilea dal 1869 al 1879. Si prevede che la Tesi di Dottorato sia composta di due sezioni. Nella prima viene fornita una “mappatura” del vasto materiale di appunti di cui si Nietzsche si serviva per tenere le lezioni (si tratta di circa mille e seicento pagine nell’edizione Colli-Montinari). Tale mappatura, da un lato, vuole servire come strumento di lavoro anche per altri futuri studiosi che intendano avvicinarsi alle lezioni universitarie mettendo loro a disposizione delle griglie documentarie con le relative strutture di guida; dall’altro, è funzionale alla seconda parte della ricerca dove l’analisi delle fonti si farà più propriamente critica e cercherà di superare quelle interpretazioni vulgate del lavoro filologico nietzscheano, troppo spesso condizionate dal pregiudizio  o dalla ripetizione dei giudizi malevoli dei maestri filologi dell’Ottocento.

 

·            Domenico Parente

La figura di Bruto. Modelli classici e tradizione letteraria nell’opera di Leopardi

Tutor: 1) prof. Roberto Guerrini

Abstract: Partendo dalla raffigurazione di Bruto nell’opera di Leopardi, la ricerca intende ripercorrere le principali testimonianze antiche, le riprese umanistiche e rinascimentali, le ascendenze della cultura illuministica e preromantica mediante uno studio sistematico di alcune fonti in particolare quali la Vita di Plutarco esaminata nelle sue coordinate filologiche e negli esiti letterari e figurativi della cultura moderna. L’obiettivo mira ad illustrare la novità e la continuità della posizione leopardiana nell’ambito della letteratura tra Settecento e Ottocento.

 

·            Paolo Torriti

Sognando il convivium classico: oro, argento, ceramica e vetro nelle tavole principesche toscane

Tutor: 1) prof. Giuseppe Cantelli

Abstract: La presente ricerca intende mostrare il filo conduttore che lega l’Antico ai magnifici banchetti toscani di Cinque e Seicento, sotto ogni aspetto: dalle scenografie, agli arredi delle tavole, dal modo di pranzare, fino allo stesso cibo. Si cercherà di documentare anche il forte legame esistente tra le manifatture granducali e l’Epoca Classica. Nessun’indagine, fino ad oggi, è stata eseguita sulla presenza dell’ideale classico all’interno dei banchetti toscani e soprattutto medicei, evento cardine di tutta la festa. L’evidente impronta classica voluta per i cortei trionfali non si arresta quindi alla porta dei palazzi principeschi ma entra a far parte anche della sfera privata del convito, cercando di far rivivere i fastosi convivi specialmente d’epoca imperiale. A partire dal Cinquecento si nota, infatti, nelle tavole una ricchezza e una varietà di oggetti mai viste fino allora. Basterà confrontare un convito quattrocentesco con un altro del secolo seguente per accorgersi subito dell’enorme differenza degli arredi. Sono soprattutto le forme, i modelli, le materie ad essere del tutto nuove agli occhi dei contemporanei. In verità erano oggetti funzionali già esistiti millecinquecento e più anni prima il cui impiego fu dimenticato nel corso dei secoli e che ricompaiono, magari con altro uso, proprio nel Cinquecento. Allo scopo verrà presa in considerazione solo la produzione medicea attinente la decorazione dei banchetti. Sono tavoli, candelabri, vasi, coppe, calici, vassoi, piatti, saliere, brocche e anfore con soluzioni formali ispirate al mondo classico, ma con un lavoro di reinterpretazione e reinvenzione che li distingue comunque dalle suppellettili antiche. È la norma classica che si fonde con elementi di capriccio manierista. Si evidenzierà perciò che la complementarietà dei diversi contributi delle maestranze, locali e straniere,  presenti nelle manifatture di corte, sembra ricomporsi nell’unitarietà della progettazione improntata su modelli classici.

 

 

XVI ciclo

 

·            Anna Casalino

Idee del Classico in Massimo Bontempelli e negli artisti operanti negli anni 1920-1930

Tutor: 1) prof. Enrico Crispolti; 2) prof. Roberto Guerrini

Abstract: A partire dalle riflessioni di Bontempelli, il progetto di ricerca si propone di esaminare il rapporto tra innovazione e tradizione e approfondire l’idea (o l’interpretazione) di antico, o meglio, le idee di antico e classico, che si vennero a sviluppare negli anni Venti e Trenta del secolo appena trascorso negli ambienti letterari e artistici italiani. Scopo principale del lavoro sarà quello di dare il giusto risalto, attraverso l’analisi degli scritti teorici, letterari, teatrali e i numerosi interventi dalle pagine dei giornali, alla centralità del ruolo di Massimo Bontempelli, con particolare riferimento all’influenza che la sua poetica esercitò all’interno del dibattito in corso in quegli anni sulle arti figurative e l’architettura e, in generale, sull’estetica. E, d’altra parte, grazie anche all’approfondimento dei rapporti intellettuali e d’amicizia con personaggi di grande rilievo, si cercherà di evidenziare la straordinaria acutezza e sensibilità critica di questo intellettuale, spesso ingiustamente accusato di eclettismo. In particolare, si cercherà di: chiarire l’interpretazione data a concetti, quali appunto quelli di antico e classico, negli anni Venti e Trenta e il loro ‘innestarsi’ nel dinamismo di una cultura, posta a un delicato bivio storico, tra tradizione e innovazione, cercando, parallelamente, di ritrovarne le radici più profonde a livello filosofico ed estetico; cogliere i nessi tra la poetica di Massimo Bontempelli e le coeve opere (comprese quelle letterarie) di artisti, quali de Chirico e Savinio, Martini e Cagli, Carrà e Casorati, ad esempio; giungere a una storia di «‘900» o, come suggerisce Ruggero Jacobbi, nell’introduzione a L’avventura novecentista di Bontempelli, «un’antologia […] che voglia comprendere un breve ed intensissimo periodo del nostro secolo, nel quale certi spiriti creatori vissero in sé simultaneamente, il grandioso evento della scoperta di verità generali e quello meschinissimo di trovarsi a confonderle con la predicazione del fascismo»; chiarire il rapporto tra «‘900» con il suo spirito avanguardista e neoclassico insieme all’interno di «un’idea di classicità tutta europea», come la definisce sempre Jacobbi, nella quale si situano anche l’architettura di Le Corbusier, la pittura di Ozenfant e di Mondrian, la musica del secondo Stravinsky e di Hindemith o di Casella, o la formulazione del mystère laïc e del rappel à l’ordre di Cocteau, ad esempio; approfondire i rapporti tra Bontempelli e gli architetti che parteciparono al dibattito sull’architettura negli anni Venti e Trenta, a partire dall’esperienza di Bontempelli con la rivista «Quadrante» e in rapporto alle riflessioni teoriche e ai progetti del Gruppo 7, dei Razionalisti italiani fino alle polemiche con Marcello Piacentini, Ugo Ojetti etc. etc.; approfondire il concetto di ‘classicismo mediterraneo’ in un’epoca nella quale termini quali classico, tradizione, ritorno all’ordine giunsero ad avere significati anche contrapposti tra loro: basti pensare alle diverse interpretazioni date da Margherita Sarfatti, piuttosto che da Ugo Ojetti, da Sironi, dallo stesso Bontempelli fino alle dichiarazioni nel Manifesto della pittura astratta del 1934; lasciarsi, in un certo senso, ‘irretire’ dalla magia di contaminazioni che, talvolta, appaiono come in filigrana, simili a ‘moderne mitologie’, nei racconti di Bontempelli e nei lavori degli artisti, in una sorta di svolgersi parallelo del tempo nelle coscienze e sintomo di una vicinanza e di una temperie culturale eccezionalmente connotata; analizzando, allo stesso tempo, il rapporto o distacco tra questo sentire e la mitologia “classica” che le ha comunque generate con filologica attenzione. Bontempelli avvertì che essi, scrittori, musicisti, filosofi ed artisti, “erano i primitivi di una nuova civiltà”: una terza epoca ormai alle porte, che si sarebbe espressa finalmente attraverso uno stile naturale e «come gli architetti si son messi a edificare senza aggettivi, così lo scrittore deve studiarsi di scrivere a pareti lisce». Questa fu l’avventura novecentista e Bontempelli, ‘sospeso’, in un certo senso, tra arte e letteratura, ne fu grande protagonista: ora «tocca a noi», come scrisse ancora Jacobbi, «aprire, dentro la storia, il nostro colloquio con Bontempelli».

 

·            Valentina Conticelli

Per uno studio iconologico dello Stanzino di Francesco I in Palazzo Vecchio

Tutor: 1) prof. Roberto Guerrini; 2) prof. Gioachino Chiarini

Abstract: Questa ricerca vuol essere un nuovo tentativo per individuare meglio quale fosse la disposizione originale dei diversi tipi di opere d’arte conservate nello Stanzino di Francesco I. Si tratta di un argomento già studiato, ma che presenta tuttora molti problemi aperti. Principalmente dal punto di vista iconologico. Non si conoscono ancora con precisione i soggetti di alcuni dei trentasei dipinti né sono sempre chiare le relazioni che intrecciano le diverse parti della decorazione e che ne sostengono la struttura. Tramite un accurato esame delle fonti sarà possibile individuare più chiaramente quali siano i rapporti analogici ideati da Vincenzo Borghini, i significati della volta affrescata, delle statue, delle due file di dipinti su legno e su lavagna e degli oggetti della collezione di Francesco: si potrà così comprendere con maggiore sicurezza il significato complessivo di questo luogo unico, dove la storia dell’arte e del collezionismo si intreccia con quello della scienza. A questo scopo sarà importante tenere in considerazione anche il fermento culturale scientifico ed esoterico diffuso nella corte medicea nella seconda metà del Cinquecento, e di cui lo stesso principe era fortemente partecipe. Inoltre l’approfondimento della ricerca d’archivio potrà forse fornire ulteriori chiarimenti sugli aspetti storici delle vicende legate alla committenza dello Stanzino, così come produrre informazioni inerenti la sua genesi e le ragioni della sua breve vita.

 

·            Valdo Gamberutti

Il teatro nell’orizzonte culturale del Colloquia erasmiani. Evoluzione scenica e drammatizzazione della forma dialogica nell’Umanesimo europeo

Tutor: 1) prof. Gioachino Chiarini

Abstract: Dedicando la tesi di laurea allo studio delle influenze del lucianesimo italiano sull’opera di Erasmo da Rotterdam, con particolare riferimento al corpus dei Colloquia, ho avuto modo di considerare come il passaggio dal dialogo di impronta lucianesca degli umanisti italiani del Quattrocento (specificatamente  Giovanni Pontano e Antonio De Ferrariis, il Galateo), ai dialoghi erasmiani, sia avvenuto nel segno di un’evoluzione della forma letteraria dialogica in senso scenico e propriamente teatrale. L’evoluzione drammaturgica del genere, ricostruita a partire dalle fonti e tenendo ben presenti gli studi di Mattioli e Garin, veniva riconosciuta ed evidenziata, ma non inserita in un contesto culturale e letterario che la potesse far apparire non soltanto come intuizione stilistica dell’agile penna erasmiana, bensì come il frutto di una  tendenza riconoscibile in particolari filoni dell’Umanesimo europeo, tra la fine del Quattrocento  e la prima metà del secolo successivo. Le influenze dei Colloquia sul teatro italiano del Cinquecento e su quello europeo del Seicento, sono state ampiamente studiate, dimostrando quale potenziale scenico sia racchiuso in quell’opera, che fu infatti, nel corso dei secoli,  letteralmente saccheggiata da generazioni di autori teatrali (da Bibbiena a Ruzante, da Shakespeare a Moliere). Manca però uno studio che contestualizzi la tensione teatrale di quella scrittura e ne certifichi i  debiti e i legami con l’elaborazione ideologica e stilistica che nasceva in seno all’Umanesimo europeo. Pensiamo al filone pedagogico, a quello Schuldrama  che alla fine del Quattrocento fu praticato dagli umanisti in diverse università tedesche (da Heidelberg a Tubingen). Tra i vari nomi (da Brant, l’autore di Das Narrenschiff, a Pirckheimer) spicca quelo di Johannes Reuchlin (il Capnion amico di Erasmo), autore di due poco studiate commedie in latino: Henno (1496) e Sergius (1497), testi scolastici pensati proprio per essere letti e rappresentati dagli studenti, quali vive esemplificazioni della commedia plautina e terenziana, riportata alla luce dall’umanesimo filologico. Risulta, quindi, un interesse umanistico per la scrittura teatrale, una fiducia pedagogica nella valenza comunicativa di quel tipo di espressione letteraria. È questo anche l’orientamento di Erasmo, che nei Colloquia segue solo apparentemente il modello del dialogo umanistico, operando, invece, una rottura, soprattutto formale, con la tradizione quattrocentesca. La ricerca verrà svolta in due fasi. Nella prima verrà ripreso lo studio dei dialoghi degli umanisti italiani precedenti ai  Colloquia,  inserendo come nuovo termine di confronto i testi dialogici di Leon Battista Alberti. Tale sguardo all’indietro permetterà ulteriormente  di chiarire differenze formali e continuità ideologiche tra l’umanesimo italiano del Quattrocento e l’opera di Erasmo, nell’interpretazione e nell’uso della fonte lucianesca. Nella seconda fase della ricerca, presi i Colloquia come punto di arrivo di una certa tradizione, si passerà ad un’analisi del peso avuto dal teatro e dalla teatralità all’interno dell’Umanesimo europeo, specie  tedesco (Reuchlin, ma anche Agricola e Hutten). Si tratterà di dare a tali spunti di indagine una concretezza documentaria, per tentare, infine, di individuare un preciso collegamento tra l’umanesimo europeo che ruota intorno alla figura di Erasmo e la fortuna della scrittura teatrale che si sviluppa in modo decisivo nella seconda metà del Cinquecento.

 

·            Luigi Giacobbe

L'antiquario al tavolino. Ricerche su Andrea Gallo e la percezione dell'Antico nella Sicilia del Settecento

Tutor: 1) prof. Alberto Olivetti; 2) prof. Gioachino Chiarini

Abstract: La ricerca muove dal Ms. 56 della Biblioteca del Museo Regionale di Messina intitolato «L’antiquario al tavolino / ò sia / Repertorio delle / spiegazioni attinenti a cose / antiche raccolte da varii / autori…». Redatto nel 1756 dal matematico, filosofo e antiquario Andrea Gallo (1734-1814), il manoscritto è stato giudicato una «curiosa farragine di appunti diversi: istituti e costumanze antiche, dati storici, iscrizioni ceramiche, monete di epoca classica, anche conchiglie, coralli, fossili ecc. Con corredo talvolta di schizzi a penna o stampe». Con l’aiuto di questo testo e degli innumerevoli scritti del poligrafo peloritano si intendono ricostruire gli interessi antiquariali della composita comunità intellettuale siciliana. Incarnando il “tipo” dell’eccentrico erudito isolano, Gallo ci offre, dalla posizione di moderato illuminista, una singolare percezione dell’Antico. Con gli strumenti della scienza, della filosofia, della letteratura e dell’antropologia l’erudito indaga la tradizione archeologica e antiquariale, a volte con sorprendenti conclusioni.

   

·            Silvia Giorgi

Riscoperta del mondo classico nelle corti dei Malatesti

Tutor: 1) prof. Roberto Guerrini; 2) prof. Luciano Bellosi

Abstract: Nell’ambito dell’arte italiana del XIV, XV e XVI secolo, l’importanza della produzione artistica nel territorio soggetto al dominio dei Malatesti è stata spesso sottolineata dalla critica, che vi ha accennato in una serie di singoli studi monografici e ricerche legate al territorio: studi che, eccetto qualche raro caso, se hanno approfondito il rapporto stilistico ed iconografico tra alcune personalità artistiche presenti nella penisola e la locale arte coeva, ne hanno tralasciato l’inserimento in una lettura storica più ampia, mirante a delineare globalmente il notevole fenomeno culturale di gusto e di moda collezionistica della riscoperta dell’antico che ha caratterizzato la committenza malatestiana. Scopo della ricerca è l’analisi del differente approccio ai classici e del diverso utilizzo delle fonti antiche nell’arte delle corti di Rimini, Cesena, Pesaro, e dei territori malatestiani del contado, e lo studio della committenza dei vari membri della casata dei Malatesti tra il XIV e XVI secolo, personaggi tra loro molto diversi sia per carattere, ruolo politico, cultura (alcuni dei quali noti umanisti in rapporto con le maggiori personalità letterarie del tempo, come per esempio Pandolfo II e Petrarca). Nonostante l’importanza delle testimonianze artistiche malatestiane legate a temi dell’antichità classica (affreschi, sculture, manoscritti miniati, arazzi, apparati effimeri, ma anche semplici oggetti di arredo), diffuse capillarmente sul territorio (quasi tutte le più importanti corti malatestiane possedevano, per esempio, cicli encomiastici), od ancora conservate in splendide biblioteche (si pensi alla Gambalunghiana di Rimini, alla Malatestiana di Cesena e alla biblioteca di Fano), non ne è stato ancora realizzato uno studio unitario né un preciso censimento. La ricerca si propone, dunque, di realizzare, in prospettiva storica e su base critica, il censimento delle opere di soggetto classico presenti nei territori della dominazione malatestiana sia attualmente in loco, sia spostate o perdute (ma documentate da fonti archivistiche, cronache, fonti letterarie), per giungere oltre che ad una classificazione soddisfacente delle medesime, ad una storicizzazione dell’intero fenomeno.

 

·            Annalisa Pezzo

Le incisioni per tesi tra XVI e XVII secolo nelle collezioni senesi

Tutor: 1) prof. Alberto Olivetti

Abstract: I frontespizi per tesi costituiscono una non trascurabile categoria dell’arte grafica. Com’è noto le tesi o conclusiones presero ad essere comunemente stampate nel corso del XVII secolo, uso che si affermò e conobbe una fiorente stagione nel Seicento avanzato. Dedicate ad eminenti personaggi di cui si auspicavano i favori – alcune addirittura all’imperatore o al papa – ne era affidata l’esecuzione ad artisti di fama. Le raffigurazioni, in rapporto con la dedica scritta, sono basate su un concetto emblematico o araldico pertinente al personaggio dedicatario che viene sviluppato in allegorie dalle varie e complesse radici testuali e figurative, secondo il gusto tipicamente seicentesco per questo genere; i temi, accostati a riferimenti storico-biografici, sono per lo più tratti dall’antico in uno sfoggio di erudizione che dimostra un perfetto dominio delle fonti e un’originale rilettura di esse. Sfortunatamente nella maggior parte dei casi l’immagine è tutto ciò che rimane, mutila del testo che la accompagnava e che ne forniva la chiave interpretativa. Nelle collezioni senesi si custodiscono numerose incisioni per tesi di studenti laureatisi nello Studio cittadino; in gran parte ritagliate, sono ancora inedite o comunque finora non identificate nella loro originaria funzione. Tali realizzazioni, oltre che a un’analisi di tipo iconografico, si prestano a un approfondimento sul piano della conoscenza dei fenomeni storico-culturali legati alla prassi della stampa per tesi. Un’indagine sistematica contribuirebbe inoltre a una maggiore conoscenza degli incisori senesi tra Cinque e Seicento, ancora pochissimo noti, nonché ad acquisire informazioni sull’attività svolta dai pittori per l’incisione e a perfezionare lo studio della loro produzione grafica. Potrebbero essere meglio indagati anche i rapporti di committenza tra gli artisti e l’élite culturale e politica cittadina, grazie al manifesto legame delle opere in questione con esponenti di rilievo ad essa appartenenti.

 

·            Cristina Piersimoni

Arturo Martini un moderno antico

Tutor: 1) prof. Enrico Crispolti

Abstract: «Ho parlato un linguaggio comune, degli antichi. Ho comunicato perché ho preso un linguaggio dai libri, dai musei…». Con queste parole Martini confessa a Scarpa negli anni della sua tormentata crisi verso la statuaria – che in un libello del ‘45 dichiarerà definitivamente “morta” –  il suo rapporto con la storia. Un rapporto difficile, apparentemente contraddittorio, ma in sostanza molto forte. Infatti sia dalla composizione che dall’iconografia e dai titoli delle opere Martini dimostra che non può allontanarsi dal campo della storia, sebbene rivendichi la più assoluta libertà d’azione all’interno di questo suo profondo legame. Accetta la realtà della storia, che è la sfera dei suoi esperimenti dove spera di realizzare la scultura, che crede abbia origine nel mito, cioè nel logos trasformato in immagine come hanno saputo perfettamente incarnare nell’Antica Grecia; ma nega ogni sua autorità. Oltre alle informazioni che Martini ci lascia nei suoi scritti, risulta immediatamente evidente ad un occhio esperto che ogni suo singolo lavoro presuppone un differente punto di partenza storico.  Ora è l’arte degli assiri o la scultura arcaica greca, altre volte è il ritratto romano o l’arte plastica etrusca, il bassorilievo romanico o l’arte rinascimentale: l’approvvigionamento di modelli è pressoché illimitato; e, pur non potendo ridurli in un qualche ordine o stabilire una sequenza temporale suddivisa in fasi, è quanto mai necessario fare un inventario il più completo possibile per poter capire meglio la “modernità” del suo stile, atipica rispetto alle tendenze avanguardistiche di quegli anni che preferivano il codice astratto a quello figurativo più tradizionale in quanto legato all’arte accademica. Solo pochi artisti in epoca moderna hanno posseduto una tale immaginazione erompente e creativa, uno straordinario talento nel modellare e nello scolpire, e una ingenuità travolgente come Arturo Martini. Persino i lavori meno riusciti recano l’impronta del suo genio inesauribile e della sua abilità tecnica. La sua opera, pur non essendo toccata dai problemi delle principali tendenze stilistiche d’avanguardia, è pervasa di un ardente desiderio di modernità e di un impetuoso accento di attualità; e tra le sue maggiori ispirazioni ci sono errori, sviste, deformazioni, incidenti e squilibri inaspettati. Sovente si limita a ricalcare dagli “antichi” il modo di stilizzare i capelli e le pettinature, o di disegnare (incidendo e modellando) gli occhi, il naso, la bocca e gli orecchi; ma talvolta, sorprendentemente, cattura anche le posizioni e gli atteggiamenti di personaggi, o la composizione di gruppi pagani per rappresentare soggetti cattolico-cristiani oppure mette i temi classici al servizio delle cronache contemporanee, applicando il cosiddetto “principio di distacco”, teorizzato da Erwin Panofsky per l’arte dal Medioevo fino alla fine del XV secolo. La ricerca si propone di fare un raffronto tra le fonti antiche e i lavori di Martini corredato da uno studio iconografico, prestando particolare attenzione ai testi nominati dallo scultore nei sui scritti  e alle opere dei musei che dice di aver visitato, come quelli di Monaco, Roma e Napoli.

 

·            Nicola Spano

Il gusto dell’antico nel bronzetto: dalla Signoria di Lorenzo il Magnifico al Granducato di Francesco I

Tutor: 1) prof. Giuseppe Cantelli

Abstract: Nell’ambito degli studi intorno al rapporto tra riscoperta dell’antico e cultura artistica nel XV e XVI secolo in Toscana, assumono un ruolo di primaria importanza le indagini sulla plastica in bronzo. In particolare pensiamo sia di estremo interesse approfondire lo studio dell’evoluzione di quella tipologia d’oggetto d’arte denominata bronzetto, che, affermandosi alla fine del Quattrocento, troverà un periodo di grande splendore nel secolo successivo. Per la nostra ricerca riteniamo che sia fondamentale definire il valore di copia, di souvenir del bronzetto, la cui potenziale riproducibilità, le dimensioni ridotte e la resistenza del materiale ne permettevano un’agevole diffusione. Giulio Carlo Argan aveva posto in evidenza Il valore critico dell’incisione di riproduzione; nel nostro caso cercheremmo di individuare la potenzialità critica dell’opera in bronzo di piccole dimensioni, sia quando è copia dell’antico sia quando l’interpretazione è più libera e l’opera antica è mero spunto per una creazione autonoma. Inoltre i bronzetti stessi, in assenza dell’originale antico, diventano modelli, come accade per il disegno o l’incisione, ma in questo caso sarà importante capire come la terza dimensione e le caratteristiche del materiale incidono, da un punto di vista stilistico, sull’attività dei copisti.

 

·            Marco Tonelli

Cambiamenti della scultura e del suo rapporto con la realtà

Tutor: 1) prof. Enrico Crispolti

Abstract: Vorrei cercare di verificare come la scultura abbia modificato dall'antichità ad oggi le sue funzioni, finalità, rapporti con la creatività, con il concetto stesso di arte, attraverso epoche o figure significative ed emblematiche. Un tentativo non di fare una storia della scultura (il che peraltro non sarebbe inutile, se aggiornata) ma una critica del concetto di scultura rispetto alle sue permanenze ed i suoi cambiamenti. Perché e cosa chiamiamo oggi scultura, senza tener conto delle differenze rispetto ad epoche in cui questo termine era dato per scontato? È ancora possibile e sensato parlare di scultura in una società dematerializzata e virtuale? Se sì, cosa significa parlarne? Vorrei inoltre fare particolare attenzione ai rapporti della realizzazione di una scultura, dei suoi materiali, della sua iconografia, con le intenzioni creativi, sociali e culturali dell'artista.

 

 

XVII ciclo

 

·            Riccardo Gennaioli

Persistenza e trasformazione dei miti classici nelle gemme della collezione medicea

Tutor: 1) prof. Giuseppe Cantelli

Abstract: Nell’ambito degli studi sulla riscoperta dell’antico e la cultura artistica del XV e XVI secolo in Toscana, assume un ruolo di primaria importanza l’interesse che i collezionisti e gli artisti hanno attribuito alle gemme fin dalla prima metà del Quattrocento. Nella glittica i membri della famiglia Medici hanno saputo identificare attitudini e curiosità estremamente varie, riservandogli un posto di assoluto privilegio nelle loro raccolte. Muovendosi in un’ottica interdisciplinare, il progetto di ricerca si propone di esaminare l’origine delle tematiche mitologiche riprodotte dagli incisori “moderni” sui cammei, intagli e paste vitree della collezione medicea, con il fine di stabilire una distinzione tra i soggetti tratti da modelli antichi e quelli direttamente desunti dalle traduzioni latine e volgari di fonti storiche dell’antichità. A tale scopo determinante appare il problema sulla definizione del grado di conoscenza di questi testi da parte degli uomini del Rinascimento, indispensabili per tradurre il pantheon mitologico illustrato nelle pietre, frequentemente male interpretate dai contemporanei. Si cercherà inoltre di documentare il forte legame esistente fra questi manufatti, la cultura neoplatonica e le differenti personalità della famiglia Medici.

 

·            Marcella Marongiu

Il mito di Fetonte nel Rinascimento. Tradizione letteraria, iconografia e simbologia

Tutor: 1) prof. Roberto Guerrini; 2) Prof. Stefano Carrai

Abstract: Oggetto della ricerca è l’iconografia rinascimentale del mito di Fetonte, il figlio di Apollo e Climene che ottenne dal padre di poter condurre il carro del Sole; tuttavia tale impresa era prerogativa soltanto degli dei e Fetonte, incapace di tenere a bada i cavalli, uscì dall’orbita solita dell’astro provocando sulla terra improvvisi incendi e glaciazioni, finché Giove lo colpì con il fulmine precipitandolo nel fiume Eridano. La ricerca e la catalogazione delle varie occorrenze del mito nell’arte del Quattro e Cinquecento sarà affiancata da quella sulle diverse attestazioni letterarie, fondamentali per comprendere i significati allegorici ad esso sottintesi. Particolare attenzione sarà inoltre dedicata alla ricostruzione della tradizione letteraria e iconografica del mito dall’età classica a quella tardoantica e medioevale, che costituiscono le basi sulle quali si esercitò l’azione creatrice degli artisti e letterati del Rinascimento, la cui opera si configura sempre all’interno di una dinamica tra i due poli, solo apparentemente opposti, di tradizione e innovazione.

 

·            Manuella Pallotto

Il dio nascosto. Immaginazione, memoria e pathos nel pensiero di Aby Warburg

Tutor: 1) prof. Gioachino Chiarini

Abstract: La scrittura warburghiana provoca la filosofia dall' "interno" e al tempo stesso da "fuori", in quanto scrittura che non vuole identificarsi né con la storia né con la filosofia, riconoscendo la propria sensatezza nel dialogo che essa stessa tende tra le due; questa ricerca è il tentativo di rispondere a tale provocazione. La prima parte del lavoro (Immaginare la storia) è dedicata all'analisi della conformazione degli scritti warburghiani: ne emerge il ruolo fondamentale che l'immaginazione svolge nella comprensione storica. La seconda parte della nostra indagine (Figure dell'origine) ricostruisce la peculiare struttura temporale del rapporto tra passato, presente e futuro che Warburg abbozza attraverso una concezione sui generis della mimèsi e che critica alla radice la configurazione lineare del tempo storico, delineando un rapporto privilegiato della Einbildungskraft con la memoria e con il pathos della forma. Nella terza parte (Ragione memore e pensiero luttuoso) è la dimensione della razionalità (e quindi la filosofia stessa) ad essere ricondotta alla specifica temporalità della storia, o dell'origine, intesa come ripetizione, ritorno - eco.

 

·            Katia Mazzucco

Genesi e meccanismi di funzionamento di Mnemosyne, l’Atlante della Memoria di Aby Warburg

Tutor: 1) prof.

Abstract: Indagine sulla storia del progetto. Ricostruzione delle fasi di realizzazione e delle versioni incompiute. Analisi della struttura, dei meccanismi interni e del linguaggio dell’opera. Il progetto si propone di ripercorrere la storia dell’ultima opera di Aby Warburg per identificarne caratteristiche e potenzialità come strumento di ricerca scientifico. Attraverso l’indagine degli elementi che resero possibile e determinarono la realizzazione dell’Atlante – a partire dalle attività di ricerca e divulgazione della Kulturwissenschaftliche Bibliothek Warburg – la ricerca intende illuminarne gli aspetti originali, dall’uso delle riproduzioni fotografiche, all’utilizzo della comunicazione visiva come comunicazione scientifica. L’analisi delle diverse versioni dell’Atlante, attraverso l’evoluzione compositiva di alcuni nuclei di immagini, mira alla formulazione di un’ipotesi sulla struttura portante e sui meccanismi di funzionamento di Mnemosyne.

 

 

XVIII ciclo

 

·            Benedetta Cestelli Guidi

Aby Warburg tra storia delle immagini ed antropologia

Tutor: 1) prof.

Abstract: Oggetto della ricerca è l’individuazione degli scambi tra la nascente disciplina etnografica e la kulturwissenschaft di Aby Warburg, in relazione alla lettura delle tradizioni culturali e figurative. Intendiamo seguire lo sviluppo di questa contaminazione concettuale tra disciplina storico-artistica e antropologia , attraverso persistenze e rotture, tra 1880 e 1930 per poi, se ci sarà tempo e modo, proseguire fino alla metà del XX secolo. Punto di partenza di questa ricerca è la giovanile esperienza sul campo di Aby Warburg e la sua persistente presenza fino oltre la conferenza di Kreuzlingen del 1923, così come è possibile evincere dai molti inediti materiali conservati al Warburg Institute. In particolare ci occuperemo della corrispondenza di quest’ultimo con gli etnografi e gli archeologi americani facenti capo al Bureau of American Ethnology di Washington e con Franz Boas a Columbia University, New York, al fine di mettere in luce debiti e crediti di un metodo di lettura delle immagini avulso dai paradigmi allora correnti (Riegl, Dvorak, Woelfflin).

 

·            Filomena Giannotti

Intellettuali greci e romani d’età tardoantica nella letteratura contemporanea

Tutor: 1) prof. Alessandro Fo

Abstract: In considerazione della vitalità con cui, nell’ambito della creatività letteraria, si manifesta la fortuna del mondo antico quale fonte di ispirazione, e a partire dal recente successo editoriale conseguito da alcune opere, come ad esempio le Memorie di Adriano della Yourcenar, questo progetto di ricerca si propone di individuare esempi significativi di romanzi contemporanei – ma non solo – che abbiano incentrato la propria attenzione su singoli ambienti e momenti della storia e della letteratura tardoantica (dal III secolo alle soglie del Medioevo), e che vedano agire quali protagonisti importanti personaggi del mondo greco e romano, siano essi scrittori (Ambrogio, Girolamo, Agostino, Claudiano, Rutilio, Sinesio), imperatori (Adriano, Marco Aurelio, Eliogabalo, Giuliano l’Apostata, Teodosio, Romolo Augustolo) o figure femminili (Plotina, Giustina, Ipazia, Galla Placidia).